o strategie di traduzione1

Nella cosmologia umorale del Medioevo, la melancolia è, per tradizione, associata alla terra, all’autunno (o inverno), all’elemento rinsecchito, freddo, al vento del nord, al colore nero, alla vecchiaia (o l’età matura); il suo pianeta è Saturno, dei cui figli il melancolico è tra l’impiccato, lo storpio, il pezzente, il giocatore d’azzardo, il monaco, il porcaro.

G. Agamben, Stanzas, Word and Phantasm in Western culture, edizione del 1993

Nella notte era scesa una nevicata leggera e i suoi capelli congelati erano d’oro, cristallini, i suoi occhi di ghiaccio e duri come pietre. Uno degli stivali gialli le si era sfilato, spuntava dalla neve sotto di lei. Il suo cappotto giaceva, cosparso di fiocchi, proprio dove lo aveva lasciato. Indossava solo un vestito bianco e penzolava tra i tronchi degli alberi spogliati dall’inverno con la testa inclinata e le mani leggermente rivolte all’infuori, come le ecumeniche statue la cui espressione implora che la loro storia venga considerata. Che le fondamenta del mondo debbano considerarsi là dove trovano origine, nella sofferenza delle creature.

[…]

Aveva legato in vita una fascia rossa, per essere trovata. Una punta di colore in una tanto scrupolosa desolazione. Il giorno di Natale. Quel freddo e appena accennato giorno di Natale.

I.

Ciò accadeva a Chicago, nell’inverno del suo ultimo anno di vita. Tempo una settimana e sarebbe tornata alla Stella Maris, da lì avrebbe proseguito per addentrarsi nei neri boschi del Wisconsin.

tratto dall’incipit de Il passeggero di Cormac McCarthy

Un airone bianco2

Sarah Orne Jewett

I boschi erano già popolati dalle ombre, in una sera di giugno, poco prima delle otto, seppur un acceso tramonto ancora faceva capolino tra i tronchi degli alberi. Una bambina riportava a casa la sua mucca, di per sé pesante, lenta, testarda creatura, nondimeno buona compagna. Si stavano allontanando da qualsiasi scampolo di luce per addentrarsi nella vegetazione, ma ai loro piedi il sentiero era familiare, poco importava se agli occhi fosse o meno concesso vedere.

[…]

D’improvviso la figlia dei boschi fu spaventata all’udire un fischio non troppo lontano. Non il fischio di un uccello, che le sarebbe parso amichevole, bensì il fischio di un giovane, deciso, oseremmo dire aggressivo. Sylvia abbandonò la mucca a qualunque avversa sorte potesse attenderla e indietreggiò discretamente tra i cespugli, ma era troppo tardi. Il nemico era uscito allo scoperto e la richiamò con una voce allegra e persuasiva, “Halloa, bambina, quanto dista di qui la strada?” e una Sylvia tremolante rispose quasi in un bisbiglio, “È ben lontana”. Non si sarebbe azzardata a fronteggiare quel ragazzo alto che portava in spalla un fucile, ma lo stesso uscì fuori dal cespuglio e iniziò a seguire la mucca, intanto lui le andava di pari passo. “Ero a caccia di uccelli”, disse lo sconosciuto, “e mi sono perso, avrei tanto bisogno di una mano. Non spaventatevi” aggiunse con garbo. “Parlatemi, ditemi il vostro nome, se ritenete io possa passare la notte a casa vostra per tornare a caccia l’indomani”.3

Greater Sandhill Cranes greeting each other and the new day in Monte Vista National Wildlife Refuge, Colorado

[In copertina ]Foto di Atul Vinayak su Unsplash

I racconti

Nostalgia di un colibrì, Marta Grima (2 aprile 2026)
La notte in cui cadde la luna, Simona Visciglia (9 aprile 2026)
Il treno, Paolo Di Luzio, (16 aprile 2026)
Il corniciaio, Chiara Checchini (23 aprile 2026)
Calima, María José Navia, trad. Aurora De Lucia (28 aprile 2026)
Fuga di ricordi, Alice Figini (30 aprile 2026)

Approfondimenti

Le petit soldat: Anna Karina, una vita in fuga, Claudia Conte (7 aprile 2026)
Beckett: Dondolala via la vita, Toni D’Angela (13 aprile 2026)
Tornare indietro per guardare avanti: Two voices into an Echo di Kim Kyung-rae, Claudia Putzu (17 aprile 2026)
Alcune domande per Michel Houellebecq, Maria Rosaria De Santis (24 aprile 2026)
Negli ultimi anni abbiamo scoperto nuovi modi per sentirci soli: intervista a Raffaele Cars, Claudia Putzu (2 maggio 2026)

  1. Il contributo è un quaderno di traduzione, in quanto tale riporta esperimenti. Non intende costituire, pertanto, alcuna violazione del diritto dautore, riservato ai legittimi proprietari. ↩︎
  2. A white heron, di Sarah Orne Jewett, contenuto nel volume The Norton anthology of American literature. 1865 – 1914. Dell’autrice alcuni titoli sono disponibili nel catalogo Sellerio, L’airone bianco è apparso per Galaad edizioni, nel 2007 ↩︎
  3. traduzioni a cura di Claudia Putzu ↩︎

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La fuga (un po’ di)

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I testi sentono voci in un deserto

L’arte della fuga / Giuseppe Pontiggia

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