A cura di Annachiara Mezzanini
Lontane, confuse, zittite, opache. Siete migrate altrove, silenziose, e vi siete perse nel tempo, adagiandovi assieme ai granelli di polvere sulle cose, dentro le case, in mezzo alle persone. Senza un corpo su cui contare, vi siete dileguate nell’aria, perdendovi nella moltitudine colorata e proteiforme di questa vita.
Avete attraversato paesi e confini, assumendo – come l’acqua – la forma del contenitore, senza mai dimenticare il vostro contenuto. Vi siete fatte vento e poi terra e poi suono e, ancora, sporco, sudiciume, marciume, escremento.
Siete state cacciate via con un gesto frettoloso. Vi hanno trattenuto in mezzo ai denti, appiattite tra la lingua e il palato molle. Poi, d’improvviso, siete state viste. Rintanate infondo alla gola, avete osservato uno spiraglio di luce farsi strada in mezzo al buio. Fluite dentro le vene, avete raggiunto i nervi, le membrane e le sinapsi, il pensiero e giù, assieme alla linfa,
avete raggiunto le mani e le dita. Siete uscite a tratti timide a tratti esplosive; poco importava il contorno preciso o il colore non ancora asciutto.
Queste pagine sono per Voi. Questo intreccio di parole e di immagini è Vostro. E allora, cari spettatori, sciogliamo il silenzio, apriamo la pupilla, immergiamo la mano fino al gomito dentro a questo sacco. Lasciamo che i polpastrelli tocchino il semino e la roccia e la carta e la tela. Tendiamo l’orecchio, chiudiamo la bocca.
Questo spazio è Vostro, oh Voci.



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