Prendo il tappetino da yoga, lo srotolo e lo stendo nell’unico angolo libero del salone. Il colore è sbiadito, non lo lavo da giorni e ci sono le impronte del cane a testa in giù della lezione di ieri. La stessa posizione da anni. Mi sdraio supina in rilassamento totale, come al termine di una pratica. Chiudo gli occhi e provo a visualizzare il mio respiro. Dovrebbe essere un’onda che sale e scende con grazia, invece sembra un trattore con il motore scoppiettante. La mia gabbia toracica si muove a fatica, provo a respirare con il naso. Inspira, espira. «Non dobbiamo controllare il respiro, dobbiamo solo sentirlo,» diceva la mia psicologa. Ricordo ancora la poltrona del suo studio, così comoda da stare male. È lì che ho smesso di trattenere le lacrime. Apro gli occhi. Non sento più il respiro. Sono morta? Mi tocco la carotide. Uno, due, tre. Giro la testa verso destra di impulso. Cazzo, non devo muovermi in Shavasana. Il pavimento è pieno di polvere e io sono lì, sul tappetino sporco, a respirare pelle morta, capelli e acari. Inspira. Sento già l’odore del Lysoform. La lavatrice fa bip due volte e io non espiro. «Va bene andare via con la mente, l’importante è riportarla con gentilezza al presente». Chissà se anche lei pensa allo stomaco che brontola quando fa meditazione. Non la vedo quasi più da quando ho concluso la terapia. Se le scrivessi un messaggio? Qualche mese fa sono passata da lei con la scusa di ritirare delle vecchie ricevute. Lo studio era uguale. Non ho scongelato il pane per la cena, pazienza. Lei no. Mi ha aperto la porta con gli occhi lucidi. «Come vanno le cose ultimamente?» Ho risposto con una bugia. Non posso contattarla. Avevamo deciso che ero pronta. Mi prude il naso. Un giorno ho saltato i soliti dieci minuti. E i minuti sono diventati giorni. Un moscerino si posa proprio al centro della mia fronte alta. Perché proprio al centro? Ha preso le misure con squadra e righello? Le sue zampe sottili hanno puntato il mio naso. Lancio uno schiaffo per aria e volano via anche i miei dieci minuti. Sono costante nel distrarmi, brava. Mi chiedo cosa direbbe lei. Ripongo il tappetino sporco nel ripostiglio.

Giorgiana Madalina Moldovan


Giorgiana Madalina Moldovan ha studiato lingue e culture moderne e da anni si interessa a lingua, letteratura e cultura cinese. Ha collaborato alla traduzione dal cinese classico della Piccola Antologia Cinese del Macabro e del Fantastico (ABEditore, 2026) e si sta avvicinando alla traduzione letteraria dal romeno. Per La Fuga cura Attraversamenti, una rubrica dedicata alle voci di traduttrici e traduttori. Scrive inoltre Il taccuino delle lingue, una newsletter su Substack in cui racconta parole, libri e dettagli culturali tra Romania, Italia e Cina.

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I testi sentono voci in un deserto

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