Attraversare mondi, inseguire traiettorie di confine e perdersi in ascolti laterali. 

Da questi movimenti nasce Le mille e una fuga, un podcast mensile in cui ogni ospite ci guiderà in un’indagine sul desiderio di altrove. 

Tra riflessioni e visioni, esploreremo la fuga come atto creativo: il bisogno di partire e reinventarsi per poi, finalmente, tornare.

Il titolo è ispirato a Le mille e una notte, una raccolta anonima di novelle che ha radici indo-persiane, indiane e arabe. Al centro c’è una cornice narrativa: Shahriyār, re persiano (alcune versioni lo collocano a cavallo tra Persia e India), scopre che sua moglie lo tradisce. Da quel momento decide di sposare ogni sera una ragazza diversa, per poi farla uccidere il mattino successivo. È qui che entra in scena Shahrazād, la figlia del visir, che decide di offrire sé stessa come sposa.

Il suo piano è semplice: ottenere udienza ogni notte raccontando storie avvincenti, ma sospendendo il racconto sul punto culminante, così che il re ogni notte le risparmi la vita per ascoltare il finale. E notte dopo notte, per mille e una notte, Shahrazād compie il suo sacrificio narrativo. Alla fine il re trasforma il suo cuore: realizza l’errore della sua vendetta indiscriminata, si pente, e concede a Shahrazād la vita.

La prima ospite che intervisterò sarà Annachiara Mezzanini, autrice e illustratrice di Verona.

Di formazione storica dell’arte, ha studiato a Ca’ Foscari prima Conservazione dei Beni Culturali e poi Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici, specializzandosi in illustrazione iraniana contemporanea e Women’s Studies. 

Con lei fuggiremo in Iran: parleremo di arte contemporanea iraniana, cinema iraniano e molto altro

La puntata uscirà mercoledì 11 marzo. Seguiteci per fuggire con noi.

«Sire», rispose Shahrazàd, «ho una sorella che amo teneramente e da cui sono egualmente corrisposta; vorrei che ella passasse la notte in questa camera, per godere la consolazione di vederla e per darle l’ultimo addio. Volete concedermi la gioia di darle quest’ultima prova del mio amore?»

Shahriyàr avendo acconsentito, mandò a chiamare Dunyazàd, la quale accorse prontamente. Il sultano si mise a letto con Shahrazàd, sopra un giaciglio molto alto, all’usanza dei monarchi orientali, e Dunyazàd sopra un letto che le era stato preparato lì accanto.

Un’ora prima del giorno, essendosi Dunyazàd svegliata, non aveva trascurato di adempiere a quanto le aveva raccomandato sua sorella.

«Sorella mia cara», esclamò, «se non dormi, ti prego, prima che appaia il giorno, di narrarmi una delle novelle che tu sai. Ohimè, questa sarà forse l’ultima volta che godrò un tale piacere!»

Shahrazàd, invece di rispondere a sua sorella, si voltò al sultano, e gli disse:

«Sire, vostra maestà vuole concedermi che io dia questa soddisfazione a mia sorella?».

«Ben volentieri», rispose il sultano.

Allora Shahrazàd disse a sua sorella di prestarle attenzione: e rivoltasi a Shahriyàr cominciò a narrare la prima novella.

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La fuga (un po’ di)

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I testi sentono voci in un deserto

L’arte della fuga / Giuseppe Pontiggia

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