Inauguriamo la rubrica di poesia de La Fuga, Segnali di vita, con alcuni testi di Nicola Barbato, in parte tratti dalla raccolta poetica “I cani nel cervello” (Eretica Edizioni, 2024), in parte inediti. In queste poesie Barbato è un bimbo scanzonato e malinconico, che racconta ciò che lo circonda utilizzando un codice comunicativo che coniuga il ritmo della scrittura poetica e le immagini della narrativa. Il risultato è una poesia che pronuncia i nomi degli amici con amore, come preghiere recitate durante un rituale sacro.
Da I cani nel cervello, Eretica edizioni 2024
T’avrei suonato a tamburello
la schiena e fatto dire trentatré;
è il primo giorno della terra
qualcosa spunta dalla bocca di Dio:
«è Napoli», dici,
«lì scoppia l’ordigno, il formulario»;
«a Napoli», dici,
«il sacro sa di piedi, l’uva sa di sacro, è tutto mescolato»;
al santuario di San Gaetano annunciano l’avvento,
un coro di tre voci, un prete e un chierichetto,
più in là qualcuno aspetta la luce
di una beatrice qualunque;
a San Gregorio Armeno vendono pastori e fiabe,
friggerebbero pure il marzapane.
Siamo al primo giorno della terra;
qualcosa spunta dalla bocca
di Napoli: «è Dio», dici,
«Napoli è l’ernia di Dio»,
e scoppia l’ordigno, si compie il rituale.
è mettersi alle spalle dell’origine
come un acrobata che sta comodo
così: io sono la bestia, l’insonne, cerco
l’acqua fuoco, come Mirko, Maria,
Gloria, che ora è a Trento e chissà cosa…
ma mangerà? Mille occhi.
Gli amici, i cani, tanfo e lordura, sillabe
snocciolate, lo schifo in faccia: i nomi
negli scantinati che chissà quando, dove,
chissà quanti… un cimitero basterà?
Di chi ti ricordi quando venti sigarette,
venticinque, per sprecare il tempo,
di chi ti ricordi quando sorridere
pesa come il mondo, e senza erba,
e senza erba, e venti sigarette,
venticinque, per non sentirlo più
il tempo, per guardare dall’alto
Mirko e Maria e Gloria, che mangia ma poco,
ma vuoi mettere digerire spade, vuoi mettere
che siamo le bestie, gli insonni, e l’acqua fuoco ora
è ovunque,
una scintilla,
il cimitero esplode.
Così partì la carovana.
Inediti da Materiale per un TSO
Vedo il Ginnasio a fuoco e in luce
vedo un’aquila reale a Bacoli
nella riga nei capelli di Pako che dice che
siamo il disturbo alla quiete pubblica che
vediamo il mare nel gioco contieni i turisti:
quelli che fanno i tour che ruolo è che
sento le gambe stanche come Napoli le braccia
che vedo che ci tramonta il sole in faccia
come ora a Bacoli che vedo che Dario prova
tre accordi in croce e canta e che vedo –
vediamo che ci tramonti in faccia: tu sole
tu aquila reale nella riga nei capelli di Pako
tu disturbo alla quiete pubblica
tu braccia stanche di mare
ed ecco che vedo che il Ginnasio va a fuoco e in luce
e vedo lo spettacolo che fai se torni
che bello che luce che luce vedo
che luce che luce vediamo ora
che siamo noi a prendere fuoco
ora che siamo noi lo spettacolo che facciamo
se torniamo
*
noi lo spettacolo che facciamo se non moriamo oggi
se non moriamo almeno oggi che c’è una bella luce
che c’è una bella luce sulla torre la torre dove
la torre dove tutto il mondo è un posacenere dove
sguinzagliati senza posa la guardia a se sorridi e gli amici dove
se l’occhio cala butta il sale dove
mondoposacenere mondonoi mondoinsieme
mondopasta mondosalsa. facciamomondo
spaziocuore corpocampo non c’è scampo
alla luce insieme. alla luce non c’è scampo.
*
Non veniamo più da nessuna parte
ci siamo frantumati nelle strade,
abbiamo sbagliato a parlare, i cani
hanno detto ad alta voce i nostri nomi
e una luce sulla testa ci denuncia
come la coda che ci spunta e ci sporge
al tutto che ci sfilaccia e ci rompe:
abbiamo lingue di fanghiglia
demoni sulle ciglia
e a mezzogiorno stendi i panni sporchi
puliti appena li tocchi.
Ho le mani perché hai il tuo corpo,
ho la lingua perché hai il tuo corpo:
siamo ciò che possiamo dare
fino in fondo: diamo ciò che siamo
fino in fondo: ci sparano alle gambe,
ci sparano al cuore. Fuggiamo veloce
che qua è proprietà privata amore: il mare
a settembre non appartiene più a nessuno.
il mare da settembre riposa quanto vuole.
Nicola Barbato (Aversa, 1996) è laureato in filologia moderna all’Università di Napoli Federico II. Poeta, attore e drammaturgo, fa parte della redazione di Inverso – Giornale di poesia e dei collettivi Diverbio e Asse162. È stato finalista nazionale del campionato di Poetry Slam (LIPS) per due anni consecutivi (2023-2024). Alcuni suoi versi sono apparsi su riviste italiane (Atelier Poesia, Laboratori poesia, Vallecchi, etc) e internazionali (Exitirion, Casa Bukowski). Nel 2024 pubblica I cani nel cervello (Eretica edizioni) con cui vince il Premio nazionale Poesia del mezzogiorno Under 35.



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