A cura di Giorgia Renna

Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che, partendo da una vicenda apparentemente semplice, riescono a mettere in discussione un intero sistema di convinzioni. Molto felice per te (Heloola Books, 2026; trad. Rachele Salerno) di Holly Bourne appartiene alla seconda categoria. Con una scrittura ironica, tagliente e sorprendentemente onesta, l’autrice britannica affronta uno dei tabù più radicati della nostra società: il presupposto che ogni donna desideri diventare madre e che la maternità rappresenti il naturale compimento della sua esistenza.

Bourne non scrive un manifesto contro la maternità. Al contrario, restituisce complessità a un dibattito troppo spesso ridotto a una contrapposizione sterile tra madri e donne senza figli. Il suo romanzo invita il lettore a interrogarsi su cosa significhi davvero scegliere e su quanto questa libertà sia, ancora oggi, condizionata dalle aspettative culturali.

Una trama che diventa specchio del presente

Al centro della vicenda ci sono quattro amicheSteffi, Nicki, Lauren e Charlotte – unite da un legame costruito negli anni dell’università e sopravvissuto all’ingresso nell’età adulta. Quando Charlotte organizza un baby shower per Nicki, incinta del suo primo figlio, quella che dovrebbe essere una festa si trasforma in una giornata capace di mettere a nudo tensioni, insicurezze e rancori mai espressi. Per Steffi, che non desidera avere figli, l’evento diventa l’occasione per confrontarsi con emozioni contrastanti: affetto sincero, senso di perdita e la consapevolezza di sentirsi sempre più distante dalle sue amiche.

La vera trama del romanzo, però, non è la gravidanza. È il lento spostamento delle coordinate dell’amicizia, dell’identità e del modo in cui una donna viene guardata dalla società quando sceglie una strada diversa da quella ritenuta “naturale”.

Holly Bourne: raccontare le donne senza idealizzarle

Holly Bourne è tra le voci più interessanti della narrativa britannica contemporanea. Dopo essersi distinta nella letteratura young adult affrontando temi come salute mentale, consenso, sessismo e relazioni tossiche, è approdata alla narrativa per adulti mantenendo la stessa cifra stilistica: dialoghi vivaci, humour britannico e una notevole capacità di dare voce ai pensieri più scomodi.

La sua forza consiste nel raccontare le donne senza trasformarle in simboli. Le sue protagoniste sbagliano, sono contraddittorie, spesso egoiste, ma proprio per questo profondamente credibili. Bourne rifiuta tanto l’idealizzazione della maternità quanto quella della donna indipendente: entrambe sono figure reali, attraversate da dubbi, fragilità e desideri che non possono essere ridotti a un modello unico.

Personaggi che rifiutano gli stereotipi

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la costruzione dei personaggi:

Steffi è una donna intelligente, brillante e ironica, ma anche vulnerabile. Non vuole figli e, soprattutto, non sente il bisogno di cambiare idea. Bourne evita di giustificare questa scelta con traumi, paure o incapacità affettive, sottraendola a una narrazione che troppo spesso considera la non maternità come una mancanza da spiegare. Steffi è semplicemente una donna che conosce se stessa.

Nicki, in procinto di diventare madre, non incarna il modello della maternità perfetta. Vive la gravidanza con entusiasmo, ma anche con paure e dubbi, mostrando come la maternità sia un’esperienza intensa e trasformativa, ben lontana dalle immagini idealizzate.

Lauren, che è già madre, rappresenta invece il volto più concreto della genitorialità: la stanchezza, le difficoltà quotidiane e la perdita di alcuni spazi personali convivono con l’amore per il figlio.

Infine, Charlotte, desiderosa di avere un bambino ma impossibilitata a realizzare il suo desiderio, incarna il dolore di chi vive la maternità mancata. Attraverso il suo personaggio, Bourne ricorda che anche l’infertilità e il desiderio insoddisfatto di diventare madre fanno parte dell’esperienza femminile.

Nessun personaggio incarna una tesi precostituita. Tutte hanno ragione e torto allo stesso tempo, ed è proprio questa ambiguità a rendere il romanzo così autentico.

La maternità come spartiacque sociale

Il nucleo più potente del romanzo riguarda il diverso sguardo che la società riserva alle donne prima e dopo la maternità.

Prima di avere figli, Steffi, Nicki, Lauren e Charlotte vengono identificate attraverso il lavoro, gli interessi, le passioni e le relazioni. Sono donne, professioniste e amiche, con identità molteplici.

Con l’arrivo di un bambino, tutto cambia. Lauren e Nicki vengono progressivamente definite soprattutto dal loro ruolo di madri. Non è soltanto un mutamento personale, ma anche sociale: le conversazioni ruotano intorno ai figli e la loro individualità rischia di essere assorbita dalla maternità.

Parallelamente, Bourne mostra cosa accade a chi compie una scelta diversa. Steffi scopre che dichiarare di non desiderare figli suscita spesso incredulità, paternalismo e il continuo ritornello del “cambierai idea”. Allo stesso tempo, Charlotte sperimenta il dolore di chi quei figli li desidera profondamente ma non riesce ad averli. Il romanzo offre così uno sguardo completo sulle molteplici esperienze della maternità: quella vissuta, quella rifiutata e quella desiderata ma negata.

Bourne non stabilisce gerarchie morali. La maternità può essere una straordinaria esperienza di realizzazione personale, così come la scelta di non avere figli può rappresentare un percorso altrettanto pieno e significativo. Ciò che viene rivendicato è il diritto all’autodeterminazione: il valore di una donna non dovrebbe essere misurato dalla presenza o dall’assenza della maternità, ma dalla libertà con cui costruisce la propria esistenza.

L’amicizia nell’età adulta: il cambiamento come prova d’amore

Più ancora della maternità, il romanzo parla dell’amicizia e della sua inevitabile trasformazione.

Nella giovinezza le amicizie sembrano eterne perché condividono gli stessi ritmi, gli stessi desideri e le stesse prospettive. L’età adulta, invece, introduce elementi che inevitabilmente differenziano i percorsi individuali: il lavoro, le relazioni, la genitorialità e le responsabilità personali.

Bourne descrive con estrema precisione quel sentimento raramente raccontato in letteratura: il lutto delle amicizie che non finiscono, ma cambiano. Nessuna delle quattro smette di voler bene alle altre, eppure le priorità divergono, il tempo condiviso diminuisce e diventa necessario imparare un nuovo modo di stare insieme. Il romanzo suggerisce che l’amicizia adulta non consiste nel rimanere identici, bensì nell’accettare che le vite prendano direzioni diverse senza pretendere che l’altro rinunci alle proprie scelte. È una forma di amore meno spontanea di quella giovanile, ma forse più consapevole.

Conclusione

Con Molto felice per te, Holly Bourne firma uno dei romanzi più intelligenti degli ultimi anni sul rapporto tra donne, amicizia e maternità. È un libro che diverte grazie a un umorismo brillante, ma che lascia soprattutto una domanda destinata ad accompagnare il lettore ben oltre l’ultima pagina: quanto delle nostre scelte nasce davvero da noi e quanto, invece, dal desiderio di aderire a un modello di felicità costruito dagli altri? La risposta non è univoca, ed è forse questo il merito più grande del romanzo. Bourne non offre certezze, ma restituisce dignità alla complessità dell’esperienza femminile, ricordandoci che ogni percorso di vita – con figli, senza figli, nella maternità desiderata o in quella vissuta – merita lo stesso rispetto.

Giorgia Renna

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